In questi giorni mi sto rendendo conto che più che trovare il tempo per fare bento devo trovare il tempo per scaricare le foto. Come tanti altri bento fanatici fanno, di solito preparo il mio bento (e quello di mio marito) la sera prima perché la mattina ho già tante di quelle cose da fare che mettermi anche a bentare è fuor di discussione. A meno, ovviamente, di non alzarsi a un’ora improba…
Ora, se fossi una “brava bambina organizzata”, dovrei scaricare subito le foto la sera, metterle sulla penna e postare nel blog appena posso. Purtroppo non ci riesco mai. In primis comincio con l’arrabbiarmi con la macchina fotografica.
Digressione: avevo una piccola semplicissima Kodak che scattava delle foto meravigliose. Ancora la rimpiango perché l’attuale Coolpix (che tutti osannano come la migliore compatta presente sul mercato) per me è tuttora un mistero. Non c’è proprio storia! Tutte le foto mi vengono costantemente gialline. Vero che anche l’illuminazione di casa ha la sua parte di colpa in questa storia, ma non riesco a venirne a capo.
Poi ci si mette la stanchezza che proprio non mi consente di mettermi al computer alle undici passate. Per cui eccomi qui con la coda di pubblicazione.
Comunque ecco le creazioni che hanno allietato il pranzo di ieri e che allieteranno quello di oggi.
Come vedete si tratta di due bento “Girasole”.
La preparazione è più semplice di quanto non si creda. Si prende un wurstel e lo si taglia per il lungo. Dopodiché lo si mette tra due bacchette di legno e si fanno una serie di piccoli tagli molto ravvicinati che lo incideranno per metà. Importante, fate i tagli molti vicini: con petali molto larghi inevitabilmente il wurstel si rompe quando lo arrotolate. Con un stecchino bloccate il fiorellino in tondo e passatelo brevemente in padella per ammorbidirlo. Poi, con molta attenzione, rompete un ovetto di quaglia al centro del wurstel e portate a cottura. Come primo esperimento non è andata male anche se la prossima volta voglio provare ad ammorbidire il wurstel tuffandolo in acqua calda e solo dopo ripassarlo in padella. Nella scatola: riso bianco con decorazioni di nori (quadrifogli per me, soli per il marito), verdure (insalata per me, zucchine all’aceto balsamico per lui), un pomodorino con le mie bellissime pics a foglia. Avevo poi preparato due side boxes con macedonia di ananas e arancia, ma erano già in frigo quando ho preso la foto.
Oggi, invece, c’è un bento più mangereccio che carino.
Ieri sera avevo, come tutti i lunedì a scadenza quindicinale, il corso di scrittura creativa per cui sono arrivata a casa tardi, stanca morta e alquanto infreddolita. E per una buona mezz’ora me ne sono stata sul divano dicendo: “Dopotutto domani posso anche andare al bar…”. Alla fine la mia coscienza ha vinto e ho preparato un couscous con pollo, zucchine, peperoni e cipollotti. Le decorazioni sono di carote e zucchina, ma non son venute eccezionali, visto che ho stracotto le carote. Uhm…
Il bento è la classica e beneamata gamellina in metallo come l’avevo quando andavo all’asilo. Per molto tempo mi ero chiesta se si poteva utilizzare in modo bentoso e mi ero trattenuta. Come quasi tutte le soluzioni portapranzo che si possono trovare in Italia, il problema è la profondità che non consente un gran gioco decorativo. Per piatti come questi, però, la cosa funziona egregiamente. E oltretutto poi va in lavastoviglie, che non è una cosa proprio da sottovalutare.
Itadakimasu!


